A due attivisti tedeschi che sostengono una solida regolamentazione dell’incitamento all’odio sui social media è stato vietato a tempo indeterminato di entrare negli Stati Uniti. Josephine Ballon e Anna-Lena von Hodenberg, leader dell’organizzazione HateAid, sono state accusate dal segretario di Stato Marco Rubio di far parte di un “complesso industriale e di censura globale”, con l’ingresso negli Stati Uniti che potrebbe causare “gravi conseguenze negative in politica estera”.
La disputa sul discorso online
Il divieto è l’ultima escalation di un crescente disaccordo transatlantico su come gestire i contenuti online dannosi. HateAid sostiene regole rigide che rispecchiano quelle della Germania, dove leggi radicate nella storia del paese post-Olocausto rendono illegale insultare pubblicamente o prendere di mira individui in base alla loro razza, religione o altre caratteristiche protette.
Al contrario, i funzionari statunitensi sostengono che tali regolamenti minano la libertà di parola e mettono a tacere in modo sproporzionato le voci conservatrici. L’amministrazione Trump ha apertamente criticato le politiche europee definendole “follie” e “orwelliane”, ricorrendo a divieti di viaggio e altre misure per respingerle.
Perché è importante
Questa situazione evidenzia uno scontro fondamentale nel modo in cui le democrazie occidentali affrontano l’equilibrio tra libertà di parola e sicurezza online. Il sistema statunitense generalmente consente comportamenti online più estremi e incontrollati, mentre la Germania e altre nazioni europee danno priorità alla protezione legale contro l’incitamento all’odio e la diffamazione.
Il fatto che gli Stati Uniti abbiano intrapreso un’azione diretta contro gli attivisti stranieri sottolinea la serietà con cui i funzionari americani vedono questo dibattito. Questo caso solleva anche dubbi sulla volontà degli Stati Uniti di utilizzare le restrizioni ai viaggi come arma per influenzare le politiche digitali di altri paesi.
Il quadro più ampio
Gli Stati Uniti si sono storicamente opposti ad un’ampia regolamentazione del discorso online, preferendo fare affidamento su piattaforme per l’autoregolamentazione o su sfide legali dopo che si è verificato un danno. Ciò contrasta con l’Europa, dove i governi applicano attivamente gli standard di moderazione dei contenuti e ritengono responsabili le piattaforme.
La messa al bando di Ballon e von Hodenberg potrebbe segnalare un inasprimento della posizione degli Stati Uniti, portando potenzialmente a ulteriori attriti diplomatici sulla governance digitale. Significa anche che il dibattito su come bilanciare la libertà online con la sicurezza è ora esattamente nell’ambito della geopolitica.
In definitiva, questa disputa dimostra che la lotta per il futuro della regolamentazione di Internet non è più solo una questione tecnica o sociale, ma una questione di politica internazionale.
